Sony: chi compra giochi digitali su PlayStation non ne diventa proprietario
Sony ribadisce in una causa californiana che acquistare un gioco digitale sul PlayStation Store significa ottenere una licenza d’uso, non diventare proprietari del prodotto.
Acquistare un gioco digitale sul PlayStation Store non significa diventarne proprietari: secondo i termini di Sony, il pagamento concede al giocatore una licenza personale per utilizzare il prodotto. Non si tratta di una nuova politica introdotta nelle ultime ore, ma di un principio già presente negli accordi PlayStation che Sony Interactive Entertainment ha ora richiamato nella propria difesa contro una class action avviata in California.
La controversia nasce dal caso Heycock et al. v. Sony Corporation of America et al., depositato il 18 giugno 2026 presso il tribunale federale del Northern District of California. I quattro querelanti sostengono che il processo di acquisto del PlayStation Store non renda sufficientemente evidente che termini come “buy” e “purchase” portino all'acquisizione di una licenza e non di un diritto di proprietà senza restrizioni sul prodotto digitale.
Per Sony i termini PlayStation spiegano già che si acquista una licenza
Secondo quanto riportato da Game File, nella risposta presentata il 21 agosto Sony sostiene che le proprie informative siano abbastanza chiare da non indurre un consumatore ragionevole a credere di diventare proprietario dei giochi digitali acquistati. La società richiama direttamente i Termini di servizio del PlayStation Store e l'accordo di licenza software, documenti accessibili durante la transazione.
La formulazione utilizzata da Sony è esplicita. Nei termini statunitensi, quando un utente acquista un prodotto sul PlayStation Store ottiene una licenza personale per utilizzarlo per finalità private e non commerciali; la società precisa inoltre che questo diritto non equivale alla proprietà del prodotto. Lo stesso principio compare anche nell'EULA italiano di PlayStation, secondo cui il software viene “concesso in licenza all'utente, non venduto”.
Il nodo della causa non è quindi stabilire se Sony definisca i propri videogiochi come software concesso in licenza: i documenti contrattuali lo fanno già. La questione è invece quanto chiaramente questa distinzione venga comunicata prima che il consumatore completi l'acquisto.
È qui che entra in gioco la legge californiana AB 2426, in vigore dal 1° gennaio 2025. La normativa disciplina l'utilizzo di parole come “buy” e “purchase” nella vendita di beni digitali concessi tramite licenza e, nei casi previsti, richiede un avviso chiaro e visibile che spieghi in linguaggio semplice la natura della transazione e permetta di consultare facilmente le condizioni della licenza. I querelanti ritengono che le informazioni offerte da PlayStation non soddisfino questo standard; Sony sostiene il contrario. Al momento non esiste ancora una decisione del tribunale sul merito della controversia.
Il caso pesa ancora di più con la fine dei nuovi giochi PlayStation su disco
La discussione assume un'importanza particolare alla luce della direzione presa da Sony per la distribuzione dei videogiochi. La società ha già annunciato che dal gennaio 2028 interromperà la produzione di dischi per tutti i nuovi giochi in uscita sulle console PlayStation. Le produzioni pubblicate precedentemente in formato fisico non saranno interessate, ma da quella data le nuove uscite saranno commercializzate in formato digitale.
Questo rende ancora più rilevante capire cosa si ottiene realmente quando si paga per un videogioco. Anche il software presente su un disco è soggetto a una licenza d'uso: acquistare una copia fisica non significa diventare proprietari del codice, dei marchi o della proprietà intellettuale del gioco. La differenza fondamentale è però nel controllo sul supporto materiale: una copia fisica può essere conservata e, nei limiti previsti dalla legge, prestata o rivenduta, mentre con un acquisto esclusivamente digitale non esiste un supporto fisico separato dall'account e dal sistema attraverso cui viene concessa la licenza.
Questo non significa automaticamente che Sony possa rimuovere indiscriminatamente qualsiasi gioco acquistato, né che il procedimento californiano abbia già stabilito una violazione da parte del PlayStation Store. Il punto ancora aperto è più circoscritto: il tribunale dovrà stabilire se le modalità con cui Sony comunica la natura della licenza rispettino i requisiti previsti dalla legge californiana. Una distinzione destinata a pesare sempre di più mentre PlayStation si prepara a un mercato in cui, per le nuove uscite, il formato digitale diventerà l'unica opzione.
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