Il passo più lungo della gamba di Kojima

Il triangolo non l'avevo considerato: il divorzio da PlayStation, il salvataggio targato Xbox e la bolla insostenibile di Kojima.

Di Francesco Rodio - 4 minuti
Il passo più lungo della gamba di Kojima

Quando la notizia è emersa, la reazione di pancia di una parte della community sui forum di settore è stata immediata: dipingere Sony come il publisher miope e insensibile che voltava le spalle all'autore visionario. La cancellazione del progetto Physint, comunicata a Kojima Productions a metà giugno tramite una call Zoom, è stata inizialmente letta come un ennesimo atto di ingratitudine.

Tuttavia, la realtà dei bilanci suggerisce una lettura diversa e molto più pragmatica. Negli ultimi anni, PlayStation ha affrontato uno dei periodi finanziariamente più turbolenti della sua storia recente a causa della fallimentare strategia d'espansione nel settore dei giochi live-service:

Il disastro di Concord: Costato una cifra stimata intorno ai 400 milioni di dollari, il gioco è stato ritirato dal mercato e chiuso definitivamente dopo appena due settimane dal lancio con rimborsi completi agli acquirenti e la successiva chiusura di Firewalk Studios, trasformandosi in una delle perdite economiche più gravi nella storia dell'intrattenimento.

Le traversie di Marathon: Dopo l'acquisizione di Bungie per 3,6 miliardi di dollari, lo sviluppo di Marathon ha già inghiottito tra i 200 e i 250 milioni di dollari, tra rinvii, difficoltà riscontrate nei playtest e ristrutturazioni interne.

Il caso Horizon: Il progetto multiplayer live-service ambientato nell'universo di Horizon (Hunters Gathering) ha subito battute d'arresto devastanti dopo i test privati negativi, costringendo Sony a ridimensionarne drasticamente la portata e la componente live service per evitare un altro bagno di sangue economico.

A questi si aggiunge la cancellazione preventiva di oltre metà dei 12 titoli live-service in cantiere (tra cui il progetto multiplayer di The Last of Us). In un contesto in cui Sony ha bruciato centinaia di milioni di dollari in scommesse sbagliate, le proiezioni finanziarie di Physint — un titolo single-player “considerato il successore spirituale di Metal Gear Solid” estremamente costoso e ad alto rischio — hanno fatto scattare immediatamente il semaforo rosso nei quartieri generali di PlayStation Studios.

L'illusione dei grandi numeri: Quanto hanno reso davvero Death Stranding 1 e 2?

A pesare sulla decisione di Sony c'è stato anche il rendimento commerciale effettivo delle produzioni firmate Kojima Productions.

Death Stranding (2019): Ha superato i 5 milioni di copie vendute nei suoi primi anni (raggiungendo nel tempo oltre 10-15 milioni di giocatori grazie ai servizi in abbonamento e al lancio PC). Il titolo è riuscito a coprire i costi d'investimento e a generare un profitto modesto, ma senza mai avvicinarsi ai numeri di vendita da capogiro e ai margini di guadagno dei grandi blockbuster proprietari come God of War o Marvel's Spider-Man.

Death Stranding 2: On the Beach: Le stime correnti indicano circa 2,5 milioni di copie vendute e un fatturato generato di circa 129 milioni di dollari.

Sebbene siano risultati rispettabili e d'immagine per un'opera autoriale e di nicchia, dal punto di vista meramente commerciale confermano che il brand gestito da Kojima non garantisce i ritorni di massa necessari a ripagare facilmente budget di sviluppo da centinaia di milioni. Di fronte alla prospettiva di finanziare per anni un'altra IP non proprietaria, con tempi di sviluppo lunghissimi e costi in crescita, Sony ha preferito evitare un investimento ad alto rischio dal ritorno economico limitato.

Megalomania o visione? Il nodo dei costi AAA e il cast hollywoodiano

È qui che si pone l'interrogativo centrale: Kojima ha fatto il passo più lungo della gamba?

L'ambizione per Physint puntava ad abbattere del tutto le barriere tra videogioco e cinema, spingendosi fino a sinergie con la divisione cinematografica Sony Pictures e la selezione di un cast hollywoodiano di primo piano. Tra i primi nomi confermati spiccano infatti Bill Skarsgård (IT, John Wick 4, Nosferatu) nel ruolo di protagonista, affiancato da Charlee Fraser (Furiosa: A Mad Max Saga), l'attore sudcoreano Don Lee (Ma Dong-seok) (Train to Busan, Eternals) e Minami Hamabe (Godzilla Minus One), con l'intenzione annunciata di aggiungere altre celebrità.

Ma nel mercato videoludico odierno, dove i costi di produzione di un titolo AAA superano regolarmente i 200–300 milioni di dollari e richiedono vendite da capogiro a prezzo pieno solo per andare in pari, questo approccio rischia di rivelarsi anacronistico. L'eccessiva sicurezza nei propri mezzi e un pizzico di megalomania hanno portato Kojima a pretendere risorse da colossal hollywoodiano in un momento storico in cui i publisher tagliano i rami secchi. Questo atteggiamento riporta alla mente i fantasmi del passato e le storiche divergenze su budget e scadenze che condussero alla rottura con Konami.

L'incognita Xbox: Esiste davvero l'assegno in bianco?

Di fronte al rifiuto di Sony, Kojima Productions ha dimostrato una straordinaria capacità di manovra, riuscendo in soli tre mesi a negoziare un nuovo accordo di publishing con Microsoft. Questa mossa ha salvato l'IP Physint, garantito la continuità lavorativa per i circa 200 dipendenti dello studio e rassicurato la community PC con la promessa del lancio simultaneo fin dal Day 1.

Ma sarebbe un errore credere che Microsoft abbia firmato un assegno in bianco privo di paletti finanziari. Anche la divisione Xbox sta vivendo una fase di profonda razionalizzazione dei costi. Inoltre, per uno studio indipendente gestire contemporaneamente due produzioni faraoniche ed estremamente complesse come Physint e OD rappresenta una sfida logistica e finanziaria senza precedenti.

Con una data di uscita lontana all'orizzonte (stimata non prima del periodo 2028-2030), Physint debutterà in un'industria sempre più rigida e restrittiva. Kojima ha dimostrato ancora una volta la sua abilità nel cadere in piedi, ma il caso Physint rimane un monito chiaro: quando l'ambizione autoriale sfora nella megalomania di budget irrecuperabili, persino i più grandi maestri del medium rischiano di fare un passo più lungo della gamba.

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