Robert Bowling fonda //18.bravo: il nuovo studio rifiuta il live service tradizionale

Robert Bowling ha annunciato //18.bravo, un nuovo studio che punta a un modello diverso dal live service tradizionale. Per ora non c’è ancora un gioco presentato, ma il progetto mette al centro “forever play”, P2P e preservazione.

Di Karim Marzaki - 2 minuti
Robert Bowling davanti a un poster di Modern Warfare 3

Robert Bowling ha annunciato //18.bravo, un nuovo studio che per ora fa parlare più per la sua posizione industriale che per un gioco vero e proprio. L’ex volto di Infinity Ward e Call of Duty ha presentato il progetto su LinkedIn, spiegando di voler costruire una realtà diversa dal modello live service tradizionale e più attenta alla sopravvivenza dei giochi nel tempo.

La prudenza è necessaria: al momento non ci sono titolo, piattaforme, data di uscita o dettagli ufficiali sul gameplay del primo progetto. Bowling parla già di un gioco e della sua infrastruttura, ma non ha ancora mostrato o annunciato un prodotto specifico. La notizia, quindi, non va letta come la presentazione di un nuovo shooter o di un erede spirituale dei suoi lavori passati, ma come una dichiarazione d’intenti su come //18.bravo vuole costruire il proprio debutto.

//18.bravo punta sul “forever play”, non sul live service

Il passaggio più forte riguarda il rifiuto del live service. Bowling sostiene che lo studio non seguirà quel modello per il suo primo progetto e userà server dedicati solo nelle fasi di maggiore attività, come il lancio o i periodi di picco. La base tecnica dovrebbe invece poggiare su un’architettura P2P ottimizzata, pensata per permettere alla community di continuare a giocare anche se l’azienda dovesse spostarsi su altro.

È qui che entra in gioco il concetto di “forever play”. In un mercato in cui molti giochi online dipendono da server centralizzati e possono sparire quando non sono più sostenibili, //18.bravo prova a mettere la preservazione dentro il progetto fin dall’inizio. Bowling afferma anche che, se lo studio dovesse chiudere, asset, codice e materiali necessari a estendere il gioco diventerebbero open source per impostazione predefinita, con eccezioni per integrazioni di terze parti e musica su licenza.

Il modello proposto non riguarda solo l’accesso dei giocatori. Nel post di annuncio si parla anche di compensi dirigenziali legati al successo dei dipendenti, royalty per il team e condivisione dei profitti con talenti esterni come doppiatori, attori di motion capture e contractor. Sono promesse importanti, soprattutto in una fase in cui l’industria continua a fare i conti con chiusure, licenziamenti e progetti online abbandonati.

Resta però un punto essenziale: //18.bravo deve ancora dimostrare tutto sul campo. Senza un gioco annunciato, il progetto vive per ora sul valore delle sue intenzioni e sulla credibilità che riuscirà a costruire nei prossimi mesi. La notizia è interessante proprio per questo: non perché risolva da sola il problema dei live service che scompaiono, ma perché mostra quanto il tema della preservazione e della proprietà digitale sia ormai entrato anche nelle scelte fondative di nuovi studi.

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